LE DUE FORMULE MAGICHE: CMYK RGB
“Salagadula Magicabula Bidibi Bodibi Bù…”
In realtà, l’argomento di questo post, di magico ha ben poco!
Credo che per un designer la magia sia ben altro!
Ma torniamo al titolo del post, esaminiamo, con la lente d’ingrandimento, queste due abbreviazioni che creano spesso “conflitti di stampa”.

Cosa sono?
Entrambe le formule indentificano il profilo colore di un’immagine piuttosto che di un progetto grafico, e sono importanti sia per quanto riguarda la stampa analogica sia per il web o per i social.

LA LOGICA DIETRO LE FORMULE
Analizziamo nel dettaglio in cosa consistono queste due sigle:
C=Cyan, M=Magenta, Y=Yellow (giallo), K=Key (nero);
R=Rosso, G=Green, B=Blu.
Fin qui, molto semplice!
Ora bisogna comprendere cosa vogliono dire a livello pratico!

A questo proposito, un esercizio che puoi fare subito è risponderti a questa domanda:
il tuo lavoro grafico sarà destinato alla stampa o invece verrà utilizzato sul web?
È necessario chiarire questo aspetto, perché in base a questa distinzione e quindi alla finalità del lavoro, sarà applicato il metodo colore (CMYK o RGB) più adatto.

Succede spesso, soprattutto se si è alle prime armi, di confondere il colore di un’immagine a monitor con il colore che viene fuori quando l’immagine verrà stampata. Siamo così abituati a visualizzare le immagini su uno schermo che pensiamo che ciò che vediamo sia “il colore corretto”. È falso: ciò che vediamo sul nostro schermo sono solo delle informazioni calibrate su una “macchina”, ben altro è la percezione del colore che abbiamo con la luce naturale.

Designer Teramo Gabriella Sperandio

EVITA LE FIGURACCE
Il problema è imbarazzante quando si estende la questione nei confronti della stampa. Quando sento parlare di “corrispondenza tra monitor e stampa” penso alle tante figuracce, di quando ero alle “prime armi”, e pensavo che bastasse poggiare un foglio bianco sul monitor e riprodurne lo stesso colore.
Pura follia!
Attenzione, perché la stessa situazione diventa ancor più imbarazzante se, questo inconveniente accade davanti ad un cliente!
Questa situazione è tipica di quando realizzi un progetto in RGB e poi lo invii per la stampa. Il monitor dispone di una gamma di colori molto più vasta rispetto a quella usata per la stampa. Ne consegue che quando si stampa un’immagine in RGB, i suoi colori si riadattano al CMYK, causando una notevole differenza del colore percepito.
Sappi che la responsabilità è tua, per non essere stato chiaro e proattivo riguardo a questo problema, che potrebbe ripercuotersi nei confronti del tuo cliente e magari del tuo portafogli.
Da un punto di vista pratico, risolvere i problemi è molto più importante che avere ragione!

Esistono due rappresentazioni: una a schermo, una su carta
Come già accennato in maniera approssimativa con CYMK si intende il metodo di colore in sintesi sottrattiva o quadricomia o a quattro canali (Cyan, Yellow, Magenta e Key Black) ed è quello calibrato per per ottenere una stampa a colori coerente con i colori del monitor. Per il colore nero si è scelto di adoperare la lettera K al fine di evitare confusione con il blu, che in inglese come per l’italiano inizia con la lettera B. Non a caso, infatti, Ciano, Magenta, Giallo e Nero sono i colori presenti nella cartuccia della stampante. Quando si parla di sintensi sottrattiva s’intende che il colore risultante sarà caratterizzato da una luminosità ridotta rispetto a quella iniziale. La stampa con tale sistema prevede la tecnica CTP, ovvero Computer To Plate, che consiste nell’allineamento delle tre lastre di colore, appunto il ciano, il magenta e il giallo, tramite la key plate. Questo sistema consente di miscelare i tre colori per ottenere infinite tonalità, ma non permette di ottenere il nero assoluto, infatti al suo posto troviamo un marrone che prende il nome di bistro e questo è il motivo per cui, per le stampanti che lavorano in tricomia, viene aggiunta un ulteriore cartuccia a parte per il nero.

Usiamo il CYMK per le stampe digitali e per la tipografia
Il motivo per cui i colori stampati sono differenti da quelli che vediamo allo schermo è perché questo sistema può fornire solo una ristretta gamma rispetto a quello generato dalla luce naturale.
Come ovviare a questo problema?
Uno strumento che ci viene da aiuto, per un lavoro ottimale, è il cromalin, cioè la prova di stampa che riduce notevolmente la forbice tra risultato del lavoro e le aspettative.

Invece, un progetto visivo finalizzato al digitale necessità del metodo RGB, a tre canali, infatti si parla di tricomia, perché si basa sulla miscelazione dei tre colori: blu, rosso e verde.
È di tipo additivo, vuol dire che il colore si ottiene sommando le luminosità di ogni colore base fino a ottenere il colore desiderato. In questo modo, la somma di 100% di rosso, 100% di verde e 100% di blu dà come risultato il bianco. Il metodo additivo si applica quando, partendo da uno sfondo nero, i colori sono generati da raggi di luce o da pixel luminosi, come nel caso di monitor e TV.

Uno dei problemi che può verificarsi, in questo caso, è quello relativo alle diverse interpretazioni dei colori da parte di schermi diversi, infatti la percezione del colore può variare in funzione delle impostazioni e delle caratteristiche di ciascun monitor!
A questo punto è opportuno un’altra operazione, che è quella di proliferare il monitor attraverso un colorimetro, argomento questo che merita maggiore considerazione.
Lo scopo della profilazione è quello di creare un ambiente di lavoro adatto al nostro monitor. Mi fermo qui!
Una cosa essenziale che va detta è che il profilo colore del monitor va sempre impostato a livello di sistema e soltanto a livello di sistema e non impostato come spazio di lavoro predefinito dai programmi.

Grafica Observe della designer di Teramo Gabriella Sperandio

Concludo dicendo che il colore ti rende più attento. Ti costringe a fare attenzione a ciò che stai guardando, che non è una cosa facile. Come scriveva William Blake: “Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è, infinita“.

UCCIDI LE VECCHIE IDEE PRIMA CHE SIANO LORO A FARLO CON TE.

Gabriella

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